La regina è morta

La regina è morta. Morta. Non c’è altro modo per raffigurarsi la cosa se non che è morta.
Se prima c’era una guida morale a saldare i nostri dubbi, se prima si aveva un fine più alto a cui indirizzare le più alte speranze, se prima c’era una figura possente la cui esistenza dava un senso, beh… adesso tutto questo non c’è più.

SIAMO-FOTTUTITutto ebbe inizio quando giunsero le prime notizie dal Nido A.
Erano gli ultimi di giugno, la stagione più propizia di tutto l’anno. Il momento in cui viene richiesto di più in assoluto, a beneficio futuro del raccolto che vedrà giorni difficili durante la stagione invernale.
Fonti certe decretavano che il Nido A fosse venuto a conoscenza di un nuovo passaggio segreto, tramite il quale entrare dentro un loco dalle risorse alimentari notevoli.
Con tutte le dovute cautele, si era decretata festa nazionale, il che implicava ovviamente riposo collettivo, ma solo sulla carta, di fatto, si lavorava come tutti gli altri giorni.

Ciò aveva causato nel Nido B un’ondata anomala di ordini nervosi sui quali non si poteva discutere, che vertevano sul fatto che, venuti a conoscenza di quanto egregiamente compiuto dalla missione BetaB, la cellula di missione, la Gamma2, non avrebbe potuto dimostrarsi da meno, altrimenti ne sarebbero conseguiti aumenti significativi nel monte ore di ciascuna formica.

Per cui la cellula Gamma2, quel giorno fatale in cui ricevette l’ordine, si mise in moto per emulare, in una lotta contro al tempo, la missione dei compagni del Nido A.
E fu così che, in un giorno che viene ricordato da tutti, come IL GIORNO UNO, la compagnia militare giunse in un fortunato loco in cui incapparono in una quantità indicibile di succosissimi elementi zuccherini da portare al campo.

Presto la notizia fu trasmessa al nido, affinché, dapprima, la regina ne venisse informata, e da lì, dopo aver accolto i doviziosi complimenti, se ne ricevesse di ben donde. Ma la regina, accolta l’informazione, non fece che fare spallucce e pronunciò una frase del tipo: Non hanno fatto che metà del loro dovere. Era veramente una femmina tediosetta.

Dopo di che, girò il sedere, e diede ordine di procedere con il raccolto “in tempi celeri”.
Una volta dato il via, le operaie vennero divise in reparti come di consueto perché tutta la procedura fosse applicata nel modo più corretto possibile: una prima squadra in perlustrazione sarebbe stata coperta alle spalle da una seconda, che sarebbe stata coadiuvata da una terza e così via.

Il primo giorno la squadra si avvicendò non appena il sole era calato e scoprì, con somma soddisfazione, che il campo era completamente libero: non c’era nessun tipo di ostacolo a bloccare il raccolto. Agirono liberi e indisturbati finché non furono talmente stanchi da non recepire più i messaggi chimici che si trasmettevano l’uno all’altro.

I lavori durarono una settimana, sempre tenendo turni da 18/20 ore consecutive, lavorando senza soste, anche i festivi, che comunque non esistevano, a meno che non succedevano grandi eventi particolari, e non capitava mai.

Quando ecco che, senza che fosse possibile prevederlo, a fine giugno si trovarono di fronte a sconosciute calotte bianche composte da varie cavità, dalle quali perveniva un odorino piuttosto invitante. La notizia venne riportata ai piani alti e, dopo una seduta segretissima tenuta a corte, venne richiesto alle operaie di perlustrare a fondo tali cavità, ma senza assaggiare troppo, che prima il raccolto andava portato alla regina.

E così, dopo aver scelto in maniera assolutamente democratica (stando a quanto deciso dai piani alti) vennero scelti 4 fortunati cacciatori per effettuare la perlustrazione degli oggetti non identificati.
Quando i 4 entrarono, si resero conto immediatamente della fortuna in cui erano incappati. Nessuna formica fu più felice dopo un approvvigionamento.Sulle loro espressioni regnava la pace, la gioia, la soddisfazione.

“Che cosa abbiamo trovato!” sussultava il vecchio Bryan “Che cosa abbiamo trovato!” continuava senza riuscire a dissetare la fame di sapere delle altre operaie.
“Elementi zuccherini di elevata qualità! Roba mai sentita prima d’ora! Cibo eccelso!!”
E C C E L S O

Ripetevano.
Il Nido B poteva festeggiare, nonostante la raccolta non terminasse con quell’approvvigionamento, la colonia si era garantita cibo a sufficienza per un lungo periodo di tempo.

Dopo due giorni che resteranno impressi negli annali come i “Giorni gloriosi”, giorni di insperata abbondanza e ore spensierate di rifornimento, alle ore 06.00 in punto del mattino, regnava uno strano silenzio nel formicaio, proprio laddove, consuetamente il caos era dedicato all’attività lavorativa che faceva da padrone.

L’intero formicaio sembrava bloccato come in un fermo immagine. Ci si guardava in attesa degli ordini mattutini, che però, tardavano ad arrivare. Il silenzio perdurò fintanto che non giunse un urlo straziante di terrore provenire dalle torri alte della reggia, residenza estiva della regina.
Le operaie rimasero immobili, guardandosi senza battere ciglio, d’altronde nessuno aveva ordinato a loro di muoversi e nemmeno le aveva le ciglia.

Dopo il primo urlo, ne seguì un secondo, a cui seguirono solo silenziosi sguardi reciproci. Dopo il terzo urlo di terrore, ancora nessuno si mosse. Così avvenne al quarto, al quinto invece, la curiosità si impossessò di loro, ma ancora non fecero nulla.
Erano ancora ferme immobile in attesa di ordini dalla regina quando, con la faccia pallida come la morte, arrivò il manipolo di formiche cortigiane, stranamente però sprovviste della regina.
Alcune di loro spinsero una formica più grossa ed anziana in avanti, sul palco da cui di solito la regina urlava a gran voce i suoi proclami. Quest’ultimo, preso coraggio, aprì la bocca in un ampio sospiro e disse solo:

“La regina è morta”

Fu il panico. Il Panico vero. All’improvviso migliaia di operaie, formiche che fino a ieri avevano dedicato tutta la loro esistenza al lavoro, cominciarono a correre per la colonia come schegge impazzite, in preda alla disperazione. Era la prima volta nella loro breve esistenza di formiche che si trovavano ad affrontare qualcosa di così sconvolgente ed insolito.

“E’ la fine!” dicevano molte.

“Non c’è più speranza per noi!”

“Il giorno è arrivato”

Mai più alta verità era stata pronunciata. Non c’era vita dopo la regina. Non ricevendo più input, più ordini, non avendo più una meta comune, la colonia sembrava morire piano piano, dissiparsi lentamente ed inesorabilmente, scivolando verso un baratro nero di morte e noia. E così è stato, molte operaie, nei giorni, si erano talmente lasciate andare che si erano fatte morire dal dolore. Era assurdo ma al contempo reale. Come potevano uscire in missione di raccolta cibo senza che qualcuno le impartisse il comando?

Due settimane dopo la dipartita della regina, con mezza colonia dissipata, morta, dispersa, era chiaro che non sarebbero sopravvissute se non avessero mangiato qualcosa.
Insieme alla regina erano morti anche i 4 selezionati cacciatori che avevano assaggiato gli elementi zuccherini. Se ne dedusse facilmente quindi che il cibo doveva essere stato avvelenato e che, pertanto, era del tutto inutile.

Finché un giorno, intervenne Martin. Martin era sempre stata una formica particolare, la tipica personalità che canta fuori dal coro, la pecora nera della colonia, quello che si impegnava di meno, che rendeva il minimo di lavoro e di raccolto perché, a detta sua, preferiva vivere. Martin, che durante quei giorni era rimasto silenzioso e non aveva dato segno di nervosismo, decise di salire sul palchetto dove di solito i consiglieri regali e la regina stessa usavano dichiarare gli ordini della settimana.

“Compagne!” disse.

Nessuno parve accorgersi di lui, solo quelli che erano nei dintorni.

“Compagne!” riprovò, più forte. Qualcuno iniziò a voltarsi.

“Ascoltatemi attentamente!! Sono tutte fregnacce, vi rendete conto? Non abbiamo bisogno della regina per uscire a raccogliere, mio Dio, ma davvero vi fate fregare così facilmente?”
Una delle anziane gli si avvicinò minacciosa con una zampetta alzata a mò di sfida.
“Scendi subito dal palco, villano! Il palco è della regina!” brontolò.
“Sì, giusto!” si udì dalla folla che andava formandosi mano a mano.
“La regina è morta. Morta, defunta, trapassata, capito? Abbiamo due possibilità adesso: o morire anche noi o provare a sopravvivere senza di lei, che ne dite? Meglio vivere o morire?”
La folla rimase in silenzio per una manciata di secondi, pensierosa. La risposta sembrava semplice, ma forse c’era un inghippo. Ovvio che vivere era meglio che morire. Ma dov’era il trucco?
Ma una voce dalla folla ebbe il coraggio di parlare “Non c’è vita senza la regina!” pronunciò solenne.

Martin aprì la bocca ed emise una sonora risata “Già, certo, e allora dimmi, tu sei viva o sei morta?”
Che domanda, sono viva!” rispose quella con stizza.
“E la regina?”
“La regina…beh…la regina è morta”
“Quindi? rispondi adesso, c’è vita senza la regina?”

Un borbottio sgomento sempre più acuto cominciò a scorrere tra la folla ora copiosa ammassata sotto al palco. Le parole di Martin avevano colto nel segno come una doccia fredda. Come dargli torto? Nonostante si fosse sempre pensato che, come colonia di formiche, fosse impossibile vivere senza la presenza di una regina, eppure, dalla sua dipartita, loro erano ancora vive.
“Il ragazzo ha ragione!” urlò qualcuno dalla folla.

“Certo che ho ragione! E adesso che abbiamo svelato l’ovvio, veniamo al dunque. Rimarremo colonia indipendente, autogestita, basterà solo istituire un consiglio comunale composto dai rappresentanti votati democraticamente. Istituiremo turni di raccolta, equamente distribuiti fra le operaie più giovani e in forza. Le anziane non saranno costrette a lavorare, non più! Non avremo più turni massacranti da 12 ore consecutive, ma turni normale, o part time verticali per venire incontro a chi ha esigenze particolari. Niente più lavori in nero, tutto verrà regolarizzato, verrà istituito un’associazione che sarà portavoce dei diritti dei vostri lavoratori. Tutte avremo gli stessi diritti!”

Martin era on fire, prese una boccata di aria per respirare.

“E cosa più importante di tutte, daremo da mangiare alle cicale se ce lo chiederanno, apriremo i nostri confini a quelle poverette che non trovano cibo nel loro paese! Perché il cibo è un diritto di tutti!” Seguì un boato dalla folla, migliaia di formiche applaudivano all’unisono.
Sembrava di essere tornati alla vita, dopo settimane di torpore.

Ci si mise subito all’opera, seguendo le indicazioni di Martin. Venne istituito ciò che aveva detto, furono cambiati i turni, e presto ritornarono ad avere una nuova raccolta di cibo. A decidere delle sorti della colonia c’era quello che venne definito il Consiglio dei 5 Saggissimi. 5 tra le più sagge formiche decidevano delle turnazioni lavorative ma, ogni settimana, tenevano un’assemblea popolare dove ognuno aveva diritto di espressione.

Nel giro di un mese ogni equilibrio venne riallineato. Non sembrava vero di poter condurre un’esistenza così serena e libera, come mai era avvenuto nella vita di un formicaio. Se prima si lavorava 12 ore consecutive e a volte anche di più, adesso la turnazione era stabilizzata su orari normali, raccogliendo di meno certo, ma mangiando di più perché tutto il raccolto veniva distribuito equamente e non dato al 90% alla regina, come si era soliti fare in precedenza.

Nonostante fosse evidente a tutte che questo nuovo status sociale era più consono e funzionale al benessere comune, c’era ancora qualche vecchio nostalgico monarchico che ancora non si capacitava della direzione moderna e socialista che aveva preso la colonia ed era ancora più infastidito dall’idea stessa che, nonostante le premesse, il sistema funzionasse e pure bene.

Al contrario, una larga fetta della comunità invece iniziò a sviluppare un sentimento liberista sempre più forte ed intenso. Lo status quo raggiunto riscontrava approvazione e serenità. Le operaie, con ritmi di lavoro meno serrati, erano più serene e riuscivano a condurre esistenze meno frustranti.Dunque era assolutamente possibile vivere senza una regina, e allora perché per anni avevano subito ogni tipo di sopruso senza un cenno di ribellione? Perché, per anni, erano sottostate a riti serrati e massacranti quando, lavorando la metà e distribuendo il racconto, tutti potevano beneficiarne senza distinzioni di classe?

Era ovvio che quel tempo d’oro sarebbe dovuto arrivare a un punto di svolta, e così infatti avvenne.
Accadde che, Il Nido A, venuto a conoscenza dell’autogestione della colonia de Nido B, decise di prendere provvedimenti e mandò in visita ufficiale un ambasciatore. L’ambasciatore arrivò tremante e spaventato a morte quado vide che, all’assemblea, era presenta tutta la cittadinanza e non la stretta cerchia della corte come in passato. Si fece, se possibile, ancora più piccolo, e iniziò a farfugliare.

“Vengo per conto della Regina Vespasiana della Rovere III, regina e unica erede al trono del Nido B. Sua maestà vi invita, anzi, vi ORDINA! a rinunciare alle vostre pazze velleità anarchiche e a sottomettervi liberamente, ovvero assecondando la vostra più intima libertà, alla sua persona, unendovi così al suo regno”

La folla si prodigò in una sonora risata a presa per i fondelli.“Giammai!” rispose un membro del consiglio dei 5 saggissimi.
“Non ci sottometteremo a nessun regina, mai più! Siamo una colonia di formiche libere! Non accettiamo ordini, se non quelli che decidiamo insieme, non ci pieghiamo a nessuna presunta regalità, qui l’unica cosa che regna è la DEMOCRAZIA!”

L’ambasciatore, che non era proprio di primo pelo, rimandò uno sguardo carico di perplessità e paura.
“La cosa, scusi?” chiese a bassa voce, avvicinando la testa.
“La DEMOCRAZIA!”

L’ambasciatore strinse gli occhi, come se mimasse una riflessione. Tirò fuori dal marsupio un foglietto e lo porse al consigliere. “Me lo può scrivere qui, per cortesia?”
Il consigliere, tronfio della sua dichiarazione, scrisse infine la parola non intesa, e con il foglietto tra le zampe disse all’ambasciatore “Tenga, e lo porti alla regina con queste parole”
“…Quali parole?”
“Si fotta!”

L’ambasciatore prese il foglio piccato e, dando le spalle, si allontanò.
Si narra che quando arrivò alla corte del Nido A l’ambasciatore riferì alla regina quanto gli era stato detto di riportare.
“Si fotta!” dichiarò con enfasi.
Venne subito arrestato dalle guardie reali e dimesso dall’incarico da ambasciatore. La regina quindi rifiutava ciecamente la ribellione del Nido B, e, quando mandò un secondo ambasciatore a riferire, il suddetto venne rimandato indietro per riferire che il Nido B non si sarebbe sottomesso, ne ora né mai! E che si fotta la regina! Aggiunsero pure. Inutile dire che nemmeno il secondo ambasciatore fece una bella fine.
Facevano sul serio, e non si sarebbero arrese tanto facilmente.La voce della ribellione anarchica e libertina del Nido B circolò nella Colonia nel Nido A che adesso iniziava a dubitare sull’efficacia e sulla giustizia morale della forma di potere dai tempi antichi predeterminata e riconosciuta come indissolubile e indiscutibile.

Ma le voci si spingevano anche oltre. Si diceva che nel Nido A praticassero l’amore libero. Avevano scoperto, si diceva, che l’amore sincero permetteva di procreare. Incredibile! Questa notizia titillava i reconditi e soppressi desideri delle formiche femmine, il loro innato desiderio di, un giorno, diventare madri. Anche se avessero voluto, non avrebbero potuto, perché, da sempre, in ogni nido c’è una e una sola donna addetta alla coltivazione delle uova, e quella è sempre stata, appunto, la regina madre. Ma, se era vero come dicevano, che l’amore può contribuire a creare le uova, allora perché non tentare?

Iniziò così. Formiche maschi trattenute dalle loro femmine a jam session notturne, quando non si era in perlustrazione o in allenamento militare obbligato. Formiche maschi che tardavano sul lavoro perché provati dalle stesse jam session finalizzate a procreare. Maschi che, dopo un turno massacrante in perlustrazione cibo, tornati a casa, venivano letteralmente assaliti dalle loro donne con le più folli richieste, del livello di “Fammi fare un sacco di uova!”Ho fatto le uova, tocca te spargere il seme” o cose del tipo “Cosa ce ne frega di lavorare. Godiamoci la vita
E, ovviamente, sempre più forte e frequente “Si fotta la regina!”

Insomma, la nuova ondata libertina e democratica si impossessò velocemente anche del Nido A. Accadde infatti che, molte, defezionarono senza rimorsi e chiesero di essere accettate nella comunità libera dell formiche che, ad un certo punto, presero il nome di COFL ovvero Comunità Operativea Formiche Libere.
Servirono ben a poco le armate militari mandate dalla regina per costringerle alla resa. I soldati, tentato senza nemmeno troppo sforzo un golpe, si arrendevano ai ribelli e chiedevano di essere integrati nella comunità. Tra la possibilità dell’accedere all’amore libero e l’alternativa di rimanere schiavi a vita di una pazza isterica in perenne ovulazione, la scelta era quantomeno scontata.
Al grido di “Si fotta la regina!” rinunciavano agli obblighi militari e si gettavano a capofitto nell’amore libero.

La regina del Nido A, nel frattempo, messa all’occorrente di quello che stava succedendo, rimaneva sempre più attonita di fronte alle notizie che le venivano riportate dal Nido B.

“Cosa è questa cavolata dell’amore sincero? E’ proprio un’invenzione da bolscevichi, per giunta beceri!!”

La si sentiva urlare dalle stanze del palazzo reale, furiosa. Era evidente che ormai si rendeva conto che stava perdendo il suo ruolo e che il potere le stava scivolando dalle zampette minuto dopo minuto. La stavano destituendo, e senza nessun tipo di riconoscenza dopo tutto quello che aveva fatto. Ma che si credevano, che era una passeggiata fare la regina? Tutto quel tempo a fare uova, e nessuno che le dicesse mai nemmeno un Grazie!!

Anche le sue cortigiane, per quanto ancora fedeli e devote, sognavano con occhi languidi all’idea dell’amore sincero. Le poverette, dedite da sempre e solo al lavoro, un po’ di amore sincero non lo avrebbero disdegnato, ecco. Non che sapessero che fosse, ma la cosa suonava stranamente stuzzicante.
Così, in combutta le une con le altre, decisero di abbandonare la regina, e di essere accolte nel Nido B. Erano giovani, erano in gamba, volevano ovulare e non essere costrette a lavorare per il resto della loro vita.

La regina dunque rimase sola. Alla corte erano rimasti i membri sopravvissuti della consiglio degli Anzianissimi: formiche così vecchie, sterili e rincoglionite che non erano di nessuna utilità e non avevano nemmeno compagnia visto che non facevano altro che dormire. Anche il presidio militare l’aveva abbandonata, proprio loro, quelle che, il giorno della premiazione, avevano giurato fedeltà alla bandiera monarchica. Le giude maledette vendute al soldo dei socialisti senza dio.

Per molto tempo non si seppe più niente di lei, si ritirò nelle sue stanze sconsolata. Morì sola, senza più un uovo, mentre ancora era carica di rancore ed astio.

Nel frattempo nel Nido B, dopo un primo semestre favorevole che vide una decuplicazione delle nascite, l’andamento del raccolto stava subendo un drastico quanto rapido calo. Le formiche, ora intente e focalizzate solo sull’amore libero, erano come drogate dall’attività biblica, e si erano scordate che, per vivere, occorreva cacciare e nutrirsi.
A nessuno pareva importare più tutto questo. Che senso aveva mangiare quando si poteva copulare 24 ore su 24? Anche i membri del Consiglio dei 5 saggissimi, ora formiche grasse ed arricchite dall’arroganza del potere, avevano lasciato da parte le velleità democratiche, demandando il lavoro alle operaie che, però, a loro volta, non lavoravano più.
Fu questa pazza ed insana smania di cibo e amore che ne causò la scomparsa. Dopo nemmeno 8 mesi dalla morte della regina morirono grasse e un pò più felici, ma morirono tutte.
E’ evidente come questa storia ci conduce ad una e una sola autentica verità: la natura non crea mai niente per caso, in un formicaio non c’è vita senza regina.
Ma comunque, si fotta la regina, almeno per dare vita ad un nuovo formicaio.

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