Fidanzati cattivissimi- Racconto 1

TITOLO: Lo stronzo numero uno: Federico Rpunto
SOTTOTITOLO: L’amore fallito delle elementari
SOTTOTESTO: Metodo fallimentare con cui approcciarsi al gentil sesso
MESSAGGIO IMPLICITO: NO! All’amore a senso unico
Quando ero bambina, ero una bambina. Questa tautologia racchiude esattamente tutto il significato di ciò che volevo esprimere. Ero una bambina che faceva tutte le cose da bambina: giocava con i Polly Pocket, mi arrampicavo sugli alberi, amavo giocare ai quattro cantoni, strega comanda colori, un due tre, stella! Tremavo alla sola idea che il ladro mi prendesse e che non potessi rimanere guardia, temevo di inciampare nel cortile della mia scuola davanti a tutti e controllavo sempre prima di andare al letto che l’uomo nero non si nascondesse sotto al letto, se non altro perchè era talmente vecchio che, se facevo qualche movimento di troppo, si sfondava su se stesso. A ripensarci adesso, sarebbe stato davvero un bel modo per incastrare l’uomo nero.
Comunque, la cosa che però più temevo di tutte era che Federico Rpunto, il bambino di cui ero follemente innamorata alle elementari, non mi guardasse.Federico Rpunto non mi cagava di una virgola. Se ci fosse stato un sacro santissimo batterio di forma unicellulare sul suo avambraccio, molto probabilmente l’avrebbe notato, scacciandolo via con un minuscolo movimento delle dita, ma se si trattava di non guardare me, Federico Rpunto era il mago del presenzialismo, il re della foresta, il campione del non cagamento.Ovviamente, per qualche insondabile ed esecrabile ragione vitale, io morivo per lui. Già incastrata mio malgrado nel malato vincolo uomo-donna= relazione sentimentale complicata, formula convenzionale di cui, prima o poi, tutti cadiamo prede, volenti o nolenti.
Se mi avessero chiesto per quale motivo, fra tutti i bambini delle elementari, io avessi scelto proprio lui e non, per dire, Marco il mutandaro o Carlo il figlio del becchino, io avrei scrollato le spalle e avrei risposto “Boh”. Una risposta che, comunque, è sempre citata sopratutto nei sondaggi Istat. Se me lo chiedeste adesso a distanza di 30 qualcosa anni, potrei affermare con certezza che Federico Rpunto era senza dubbio il più carino della classe, se non altro per una questione di altezza.Nelle foto andava sempre dietro, ed io sempre avanti, quindi ne deducevo che fosse più ingombrante di altri
“I bassi in avanti” urlava il fotografo, perentorio, l’immancabile giorno dedicato alla foto di classe, il più della volte, per giunta, a sorpresa. Ed io puntualmente cercavo di andare vicino a Federico Rpunto, ma niente, mi sgamavano ogni singola volta.
“Ehi tu, tappetta, ho detto i bassi davanti!” l’adulto mi ingiungeva.
E, con la coda, tra le gambe, raggiungevo la postazione che mi era consona: quella dei tappi senza ritegno, con nessuna possibilità di ascesa nella scala della altitudine. L’altro dettaglio che mi piaceva tanto di Federico Rpunto, oltre a qualche forma di masochismo inconscio legato ad un neonascente scarso senso di autostima, erano le numerose lentiggini che gli costellavano il volto. Se mi ricordo bene, e non credo proprio di ricordarmi bene, erano perfettamente speculari da una parte all’altra del viso. Come se fosse identico da qualsiasi lato lo guardassi, come se fosse un gemello omozigote di se stesso… cosa, peraltro, non improbabile.
L’altro dettaglio che lo rendeva unico era che aveva la erre moscia, difetto che io pensavo avesse solo lui al mondo, ma lo pensavo solo perché ai tempi avevo ancora scarsa esperienza del mondo e delle persone e credevo che ci fosse una persona su un milione a non avere la erre. E dire che lui ne aveva tre, una nel nome e due nel cognome, dannata ironia della sorte. Tre erre e non poterne pronunciare nessuna.
Insomma, sommavo: lentiggini + erre moscia più il fatto che lo stronzo in questione prendesse sempre tutti Bravissimo!,lo rendeva papabile.
Ai tempi non si andava tanto per il sottile: uno che aveva tutti Bravissimo! sarebbe stato sicuramente il padre affidabile e maturo capace di crescere e mantenere la prole, se non altro avrebbe aspirato ad un ruolo di potere o, perché no, dirigenziale. O sicuramente non sarebbe stato un drogato facinoroso.Che a quei tempi, si sa, era un attimo, uscivi dalla scuola e trovavi sempre qualche sconosciuto malintenzionato che cercava di venderti le caramelle drogate. Che chissà perchè, con quello che costa la droga, andassero a riempirci le caramelle, io davvero non l’ho mai capito.
A dispetto di tutti i Bravissimo! di Federico Rpunto, io tiravo su dei miseri Brava ;), Bravissima (senza punto esclamativo), e tornava al mio banco nella mestizia assoluta. E lì, puntuale, arrivava la secchiona della classe.
“Quanto hai preso?”chiedeva.
“Brava”
“Con punto esclamativo o senza?”
“Con”
“Quanti?”
“Uno solo”
“Ah…peccato..io ho preso Bravissimacontrepuntiesclamativi, ma sono sicura che la prossima volta andrà meglio” PAT PAT…pacca consolatoria sulla spalla.
E andava via a culo dritto, la stronza. Ed io, troppo piccola ed ingenua e malinconica per capire quanta stronzaggine ci potesse essere in un essere femminile già a quell’età, abbozzavo.
Ma a distanza di anni, sì, adesso lo possiamo dire: era una grandissima stronza.

Così, mentre io me ne stavo nella fila terrea di quelli solo Bravi! E tappi che nella vita non avrebbero mai potuto aspirare a ruoli dirigenziali, Federico Rpunto, la giovine stronza secchiona e tutti gli altri belloni alla Beverly Hills, brillavano nell’empireo delle piccole star della scuola elementare.
Ai tempi avevo una migliore amica, una di quelle così amiche con cui condividi i cuscini da annusare. Si chiamava Irene, era bella, alta e bionda, era una di quelle a cui avresti dato punti esclamativi ad occhi chiusi.
Il suo unico lampante difetto era che era amica mia. E tutti si domandavano perché e come fosse possibile che questa brava ragazza fosse amica di questa moretta tappa ed ignorante. Già, perché? Forse perchè io da lei non pretendevo niente, a differenza di tutti, mi interessava solo giocare e, noi due insieme, giocavamo delle ore.
Non sono mai stata invidiosa di Irene perché aveva la casa delle barbie, né perché avesse tutte, dico TUTTE le Lady Lovely, né perché avesse la gip della barbie, né per il fatto che avesse tutti i pennarelli funzionanti e una scatola di nuovi ancora da aprire, né perchè la merenda a casa sua fosse la più buona del mondo. C’era la scelta, vi rendete conto? Crostatina al cioccolato o all’albicocca? Nastrina o saccottino? Buon Dio sembrava di stare nel paese dei balocchi!
Non sono mai stata invidiosa di Irene, perché eravamo amiche e sapevo che lei mi accettava così come ero. Ma ci fu un momento tragico, massacrante, della mia giovane vita in cui venni a conoscenza dell’unico motivo per cui avrei potuto essere invidiosa della mia amichetta. Un giorno terribile, indimenticabile della quarta elementare, Irene mi confessò che anche a lei piaceva Federico Rpunto.
Era inutile, una guerra persa allo start, non avevo possibilità alcuna. Ero letteralmente fottuta. Avrei dovuto capire che forse era meglio gettare la spugna, invece no, ho voluto esagerare, ho voluto fare una prova di coraggio con me stessa, e così l’ho fatto.
Gli scrissi un bigliettino. Un bigliettino con un messaggio così stupido, ma così stupido, probabilmente anche sbagliato sintatticamente, senza dubbio cacofonico, con un sotto testo che, a ripensarci adesso, suona talmente dalla regina delle sfigate, la top ten dell’umiliazione internazionale.
Faceva più o meno così “Mi piaci molto, io ti piaccio?”
Esiste un testo più sfigato di questo? Ora capisco perché non andavo oltre al Brava!..In più avrei potuto optare per un test a crocette più che ad un sì e a un no, magari a una risposta aperta, insomma, così facendo mi ero negata delle possibilità.
Comunque, ci fu un impiccio. Ovvero, in preda alla fregola di inserirgli furtivamente il bigliettino scritto a mano nello zaino blu e giallo durante l’ora di intervallo, mi dimenticai di apporvi una firma o, perlomeno un’iniziale. Non misi niente, neanche un’ iniziale. Mi intrufolai come una ladruncola esperta in aula, e zaaacc infilai alla bene meglio il foglio a quadrettoni ripiegato in 4 parti miseramente non uguali l’una con l’altra. Mi resi conto di non avervi apposto firma a distanza di ore, quando ormai la frittata era fatta e non c’era più modo alcuno di rimediare all’errore.
Ripensandoci bene, forse, il fatto che non fosse stato firmato depone a mio favore, a posteriori, certo, le cose hanno sempre tutt’altro sapore e colore.
Comunque, dato che non si sa come né perchè ma tutti sanno sempre di tutti, e le voci giravano anche allora prima che venissero verificate le fonti, Federico Rpunto trovò il modo di rispondermi. E da bravo piccolo stronzo lo fece nel modo più stronzo che trovò.
Mandò un suo gregario, il bastardo.
Era l’ora dell’intervallo e io, bimba serena, me ne stavo con la mia amichetta Irene a giocare con i Polly Pocket nel cortile, quando ecco che si avvicina a grandi passi la spalla cicciotta e che vive nell’ombra dell’amico figo, recando nel pugnetto piccolo e gonfio un infido bigliettino contenente la tanto agognata risposta. Quando è abbastanza vicino a noi da poterne annusare l’odore, beffardo volge lo sguardo verso la mia amica e gli passa, tronfio, il fatidico responso letterale.
Io e Irene ci scambiamo uno sguardo curioso.
Sappiamo che non è da parte del ciccione che vive nell’ombra, perché dietro ad un fico c’è sempre un ciccione che cerca di tirare su le briciole di quella luce riflessa che lui non possederà mai, e poi nessuno ciccione sarebbe mai così coraggioso da raccogliere armi e bagagli e buttarsi nella mischia senza aver prima testato il terreno. Il mittente, quindi, ci è chiaro, è sul destinatario che nutriamo dei ragionevoli dubbi. Irene ci pensa su, lo soppesa un attimo, attende, e poi, lo ripone nella tasca dei pantaloni, con una leggera malizia.
Ma come fa? Dico io. Come fa a non aprirlo subito? Non muore dalla curiosità??Io sì! Al posto suo me lo sarei mangiato! Ma Irene è così: ha una scatola di pennarelli nuovi, bellissimi, e non li apre finchè gli altri non sono consumati fino all’ultima goccia di inchiostro; ha un sacchetto di M&S intero? Ne prende UNO, un solo piccolissimo e gustosissimo e ricco di grassi sfavorevoli, M&S, la tiene in bocca un quarto d’ora/venti minuti e dopo, al massimo, DOPO, ne prende un altro! Ha costanza, determinazione, nervi saldi, per questo lei sarà sempre Bravissima! Ed io sarò l’ombra cicciona che cerca un filtro per rimandare il riflesso su di me.
Ne ho la conferma il giorno dopo, quando durante la fatale ora dell’intervallo in cui succede sempre di tutto, Irene mi si avvicina per confidarmi l’amara verità. Sì, senza dubbio il biglietto era per lei.
“Federico ha detto che gli piaccio” dice, a metà tra il dispiaciuto e la sensazione de “tel’hofattanchestavolta”.
Pessimismo, fastidio, odio, rancore. Tristezza, stuoli di bicchieri mezzi vuoti, bicchieri frantumati, bicchieri di Nutella su cui mi butterò tipo delfino, bicchieri pieni di caramelle drogate appositamente per bambini ingenui, grassi e golosi. Bambini che non aspireranno mai a ruoli dirigenziali. Bambini che, nel caso dovessero assurgere per botta di culo o per spintarella a ruoli dirigenziali da adulti, verrebbero prestamente smascherati da qualche baciapile aziendale, documentato con fogli alla mano “Fermi tutti! Questa donna alle elementari era uno schiappa! Aveva solo dei gran Brava! E con un solo misero punto esclamativo!!”Umiliazione generale e senso di ingiustizia. Non me la merito, quella poltrona.
La prima delusione d’amore brucia tra il costato e la cassa toracica, là da qualche parte dove dovrebbe esserci il mio cuore. Seppellito dalle ultime delusioni sentimentali, giace in condizioni miserissime e recita canzoni di cartoni animati tristi, tipo Lovely Sara o Ciobin,Candy Candy versione censurata e storie di bambini a cui a Natale non arriva Babbo Natale. Masini diventa improvvisamente il mio migliore o peggiore amico, dipende dal punto di vista. Nemmeno la pasta con il pesto riesce a tirarmi su il morale, ho l’umore a terra e non mi importa di niente e di nessuno. Mi butto sulla copertina a fiori, l’unica amica che ho. Il pomeriggio è un lungo ed eterno oscillare tra noia e poca voglia di studiare, poi, squilla il telefono: “E’ per te, è Irene!”urla la mamma.
“Ciao, vieni a casa mia a giocare?”
Ora sì che si ragiona!
Seppelliamo il ricordo di quell’amaro amore, cattivissimo ed erratissimo amore a senso unico, sotto a strati di Nutella*, ore e ore di barbie contro Ladylovely, e sano divertimento lungo il torrente Savena.

Alla faccia di chi ci vuole male.
O di chi non ci ha mai cagato.
O di chi ha fatto lo stronzo.

 
Postilla per i posteri.
Caro Federico Rpunto, sappi che non ho più davvero niente contro di te, davvero. Mi è capitato spesso di incontrare i tuoi genitori in questi anni, abitano nella strada parallela a quella dei miei genitori, nel palazzo esattamente frontale. A volte, ma è stato davvero solo un istinto che poi è morto da solo, incontrandoli e rivedendo tutte quelle lentiggini sui loro volti, vedendo con quanta amorevole cura portavano a spesso Ercole, il labrador che tanto amavi, ho pensato a te, piccolo, primo cattivissimo ragazzo, con quella erre moscia del ca**.

 

* Atteggiamento da evitare! Non copiare! Non emulare

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s